HomeFirenzeCronacaNudo, oscenità e provocazione. Lo scalpore del “Paradiso“ hippyLe tre repliche dello spettacolo “Paradise Now“ andarono in scena nel 1969 al Teatro MetastasioUna performance della compagnia teatrale sperimentale. Living Theatre al Politecnico di Milano (1968)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLuca
Scarlini
Nel 1968 lo spettacolo-simbolo del momento sociale e politico assai complesso, fu Paradise Now, che debuttò a Avignone il 24 luglio di quell’anno, scatenando polemiche a non finire. La produzione aveva attratto tutti i contestatari, gli hippies, gli appassionati di psichedelia (tra le comparse c’era anche a un certo punto una giovane Amanda Lear, all’epoca modella per Paco Rabanne e Kenzo). L’atto scenico era diventato subito, quindi, politico e anche esistenziale; Julian Beck e Judith Malina volevano dare forma alla rivolta che era nell’aria. Il lavoro era in parte improvvisato e durava quattro ore o più, a seconda delle dinamiche con gli spettatori, che potevano essere violente.
Alla base della concezione c’era il filosofo ebraico Martin Buber, e la sua visione legata al pensiero chassidico. In questa visione la vita era vista come una scala che connette la terra al cielo. Il percorso iniziatico si strutturava in otto gradini: ciascuno di essi coincideva con un passaggio ad un’altra condizione ottenuto per tramite di una rivoluzione. La polizia bloccò numerose repliche (a Avignone a partire dalla terza replica, specialmente per la processione di persone poco vestite fuori dal teatro. I motivi di accusa furono per oscenità (trionfava il nudo) e per varie azioni messe in scena dai performer. Molti furono i teatri e festival che rifiutarono ospitalità a questa produzione, che arrivò in Toscana, per tre repliche, al Teatro Metastasio dal 14 novembre 1969.







