Il decreto Pnrr si ferma ai box e la maggioranza è costretta a prendere tempo. Il voto sul provvedimento è stato rinviato a lunedì a causa del confronto con la Commissione europea sul dossier relativo all’acquisto dei treni. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, accogliendo una richiesta dei sindacati, ha infatti inserito nel decreto una formulazione che consente l’assegnazione dei servizi Intercity attraverso una gara unica. Una soluzione che non convince Bruxelles, favorevole invece a una suddivisione in più lotti, ritenuta più coerente con gli obiettivi di apertura del mercato e di tutela della concorrenza. Da qui la necessità di ulteriori approfondimenti, che ha indotto il governo a chiedere più tempo e a rinviare l’esame del decreto. Sul tavolo, del resto, ci sono circa 3 miliardi di euro di finanziamenti europei. In realtà, secondo quanto risulta a questo giornale, a Palazzo Chigi una decisione sarebbe già stata presa: l’esecutivo sarebbe pronto a fare marcia indietro sulla gara unica e i tecnici della Commissione sarebbero già stati rassicurati in questa direzione. La questione, però, non nasce oggi. Nella sua formulazione originaria, il decreto Pnrr prevedeva una gara articolata in più lotti proprio per favorire l’ingresso di nuovi operatori, nel solco del processo di liberalizzazione ferroviaria promosso a livello europeo. L’impostazione aveva incontrato la netta opposizione dei sindacati, secondo cui la frammentazione del servizio avrebbe potuto incidere negativamente sulla qualità delle prestazioni e favorire fenomeni di dumping contrattuale. Le sigle di categoria arrivarono a minacciare uno sciopero, chiedendo una gara a lotto unico. Una richiesta che Salvini accolse e che il Mit definì «condivisibile». Sullo sfondo resta inoltre il mancato decollo della società pubblica Rosco, destinata alla gestione del materiale rotabile e considerata uno degli strumenti chiave per aumentare la contendibilità delle gare ferroviarie. Le opposizioni intanto vanno all’attacco. Per il deputato di Avs Marco Grimaldi, il rinvio del provvedimento dimostra che «il governo è in stato confusionale». Piero De Luca, deputato del Partito democratico, accusa invece l’esecutivo di essersi «impantanato sul Pnrr» e ipotizza il rischio di perdere 24 miliardi di euro a causa del mancato raggiungimento di alcuni obiettivi. «Salteranno quasi sicuramente», sostiene. Il caso esplode in una fase in cui i numeri complessivi del Pnrr restituiscono un quadro articolato. Secondo i dati aggiornati al 1° luglio, l’Italia ha raggiunto 416 tra traguardi e obiettivi sui 575 complessivamente previsti dal Piano, pari al 72,3% del totale, e ha incassato 165,99 miliardi di euro, l’85,4% delle risorse assegnate. Percentuali che restano superiori alla media europea. Parallelamente risultano conclusi oltre 500 mila progetti, mentre la quota maggiore delle risorse continua a essere concentrata negli interventi ancora in corso, soprattutto nelle grandi opere