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Reality Awaits, l’ultimo album degli Strokes, è uscito pochi giorni prima del venticinquesimo anniversario del loro disco di debutto, quello che rese la band di Julian Casablancas una delle più importanti e rappresentative del rock degli anni Duemila: Is This It, pubblicato il 30 luglio 2001.

Gli Strokes non pubblicavano nuova musica da 6 anni, e critici e fan si aspettavano un loro ritorno “in vecchio stile”: e quindi con un album minimale, sporco e volutamente lo-fi, registrato cioè con mezzi essenziali e una resa sonora rudimentale, proprio come fu This Is It un quarto di secolo fa. Alla fine però si sono trovati per le mani l’opposto: e cioè un disco con una produzione molto patinata e pieno di soluzioni lontane dal rock che li aveva definiti finora, in particolare per via di un utilizzo dell’autotune particolarmente massiccio.

La voce di Casablancas, col suo timbro morbido e leggermente nasale, tipicamente svogliata e spesso distorta con effetti analogici da chitarra, è sempre stata una delle caratteristiche identitarie degli Strokes. Per Reality Awaits invece è stata processata con un software che ne aggiusta digitalmente l’intonazione, come succede per esempio nella musica trap, anche se in modo più leggero.