| 24 Luglio 2026 12:02 |
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(Adnkronos) – Se non vi piacciono, forse non li avete davvero capiti. Potrebbe sembrare provocatorio pensarlo, ma ascoltando ‘Reality Awaits’ viene quasi spontaneo. A venticinque anni da ‘Is This It?’, il disco che ha rimescolato le carte del rock dei primi anni Duemila, gli Strokes non hanno alcuna intenzione di replicare sé stessi. Anzi, sembrano divertirsi a spiazzare chi continua ad aspettarsi da Julian Casablancas e compagni un’altra ‘Someday’ o una nuova ‘Reptilia’. Pubblicato oggi per Sony Music / Cult Records / Rca Records, ‘Reality Awaits’ arriva sei anni dopo ‘The New Abnormal’, l’album che nel 2020 aveva rilanciato la band anche presso una nuova generazione di ascoltatori, complice il successo di brani come ‘The Adults Are Talking’. Registrato in Costa Rica con Rick Rubin e completato in diverse parti del mondo, il disco accompagnerà un lungo tour internazionale che, dopo il Coachella, include i palchi di festival come Bonnaroo, Outside Lands e Summer Sonic in Giappone, oltre all’unica data italiana, il 17 ottobre all’Unipol Arena di Bologna.
Nel frattempo, la band newyorkese continua a vivere una seconda giovinezza. Da pionieri del garage rock revival sono diventati negli anni una band di culto, passando dall’essere indicati come i “salvatori del rock” a un gruppo capace di conquistare anche il pubblico più giovane, fino a diventare uno dei nomi indie più popolari. ‘Reality Awaits’ è forse il lavoro più sperimentale della loro carriera, un disco che suona libero e segue l’istinto. L’apertura è affidata a ‘Psycho Shit’, un brano costruito su atmosfere sospese con Casablancas che ripete: “Siamo tutti morti, qual è il tuo premio? Molestare gli altri, solo per essere un animale domestico”. La voce di Casablancas, filtrata dall’Auto-Tune, accompagna un crescendo di oltre cinque minuti che prepara il terreno a ‘Dine And Dash’, uno dei brani più imprevedibili mai pubblicati dagli Strokes. Il pezzo cambia continuamente: parte con un groove post-punk, devia verso cambi improvvisi, introduce lo spoken word recitato e torna poi agli effetti vocali.













