Caro direttore,
ho letto sulle pagine di Domani una ricostruzione, a firma di Tommaso Nannicini e Fabio Appetiti, circa la vicenda del sostegno al calcio professionistico femminile previsto dall’ultimo decreto Sport, che ritengo parziale e imprecisa.
Spiego dunque nuovamente, come ho fatto nell’aula del Parlamento, la posizione del Partito Democratico. Provo così: nella foresta di Sherwood c'era un uomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri, stava senza indugio dalla parte del popolo. Il ministro Abodi, nella prima stesura del “decreto sport”, aveva messo in scena la sua versione rovesciata: un Robin Hood al contrario pronto a togliere a chi ha di meno per dare a chi ha di più.
Il testo licenziato in Consiglio dei ministri spostava infatti circa 10 milioni di euro (1% della “Legge Melandri” destinati alla Figc a sostegno della parte più fragile del sistema calcio che finanziano interamente il “progetto Zola” e i settori giovanili) per darli a 12 società che hanno una squadra di calcio professionistica femminile. Nove di loro hanno alle spalle un club di serie A maschile.
Un calcio al movimento femminile: l’occasione persa del decreto Sport












