Reti idriche ed elettriche, teleriscaldamento, impianti per i rifiuti e trasformazione digitale sono i principali destinatari dei 409 milioni di euro investiti da Iren nella prima metà del 2026, il 4,1% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; quasi il 95% delle risorse è stato concentrato nei territori di riferimento della partecipata a controllo pubblico, tra le principali multiutility attive nel Paese.

Sono i dati principali della semestrale approvata oggi dal Consiglio d’amministrazione di Iren, che ha chiuso il periodo con un margine operativo lordo (Ebitda) pari a 732,1 milioni di euro, in crescita dello 0,8% rispetto ai 726,2 milioni registrati al 30 giugno 2025. L’utile netto attribuibile agli azionisti si è invece ridotto dell’1%, passando da 183,6 a 181,8 milioni, principalmente a causa dei maggiori ammortamenti legati all’entrata in esercizio dei nuovi investimenti e degli accantonamenti al fondo svalutazione crediti.

A sostenere il risultato hanno contribuito la crescita organica delle attività regolate e le sinergie conseguite dal gruppo. Il 73% dell’Ebitda deriva infatti da attività regolate e semi-regolate, una composizione che ha permesso di assorbire almeno in parte gli effetti della riduzione della produzione idroelettrica e della normalizzazione dei margini nella vendita del gas.