Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiDagli scarsi agli scarti. La dirigenza della nazionale di calcio diventa il paradigma dell’Italia. Prima la scelta di Maldini e Leonardo, già accantonati dal Milan. Poi, dopo una sorta di insurrezione popolare contro Pirlo, l’allenatore, reo di aver firmato, peraltro in buona compagnia con altri campioni, un contratto con una agenzia di scommesse russe, con il ritorno di Mancini, il quale ha già abbandonato una volta la nazionale al suo destino, per un contratto milionario in Arabia Saudita.
Al suo fianco di Ranieri, dirigente accantonato dalla Roma, perché incompatibile con l’allenatore Gasperini. Tutto ciò, sotto l’egida di Malagò, almeno in quest’occasione, l’esempio di un potere irresponsabile che non paga dazio. E’ la rappresentazione plastica della circolarità e del riciclo delle élite: un fenomeno che travalica ampiamente i confini del calcio per diventare una cifra culturale, politica e imprenditoriale.
Nel caso della Figc e della nazionale, la tendenza a rifugiarsi in nomi già noti, usati o "scartati" da altri contesti, risponde alla ricerca di un presunto “usato sicuro”; comunque è il sintomo di una forte avversione al rischio del nuovo.














