Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiPer anni abbiamo discusso delle ragioni del crollo della natalità. C'è chi ha puntato il dito contro i salari bassi, il costo delle case, la precarietà del lavoro. Altri hanno insistito sui fattori culturali: l'individualismo, la carriera, il tramonto della famiglia tradizionale. Tutte spiegazioni importanti. Ma ne manca una, sorprendentemente poco esplorata: la politica. Un nuovo studio sul Regno Unito suggerisce infatti che le persone sono più propense ad avere il primo figlio quando al governo c'è il partito che sentono più vicino. La probabilità di concepimento aumenta infatti quando si è "politicamente allineati" con chi governa, mentre diminuisce quando vince il campo avversario.

Il dato è interessante non tanto per la sua entità (l'effetto esiste statisticamente ma non è enorme) quanto per ciò che rivela. A decidere se mettere al mondo un figlio non sono soltanto dunque il reddito o il mutuo. Conta anche il modo in cui immaginiamo il futuro. Ed è qui che la ricerca tocca un nervo scoperto delle società occidentali. Di fronte alla crescente polarizzazione affettiva che si percepisce spesso nelle nostre interazioni quotidiane, la politica contemporanea non si limita spesso più ad amministrare l'esistente. È diventata al contrario sempre più una gigantesca macchina narrativa. Ogni elezione viene raccontata come uno spartiacque epocale: se vincono "gli altri", il Paese è perduto; se vinciamo "noi", arriva finalmente la salvezza.