Il tasso di fecondità - il numero medio di figli per donna - è ormai ben al di sotto del livello di rimpiazzo generazionale in tutto il mondo sviluppato. Le teorie classiche sono diventate poco adatte a spiegare le dinamiche recenti del comportamento riproduttivo, tanto che diventa sempre più complesso identificare le cause di questo continuo declino. Sebbene le interpretazioni legate alle difficoltà economiche e alle disuguaglianze di genere abbiano a lungo dominato la ricerca sulla bassissima fecondità, oggi sono messe in crisi dal fatto che la fecondità è diminuita sensibilmente anche in quei Paesi che hanno sempre mostrato migliori condizioni economiche, politiche di sostegno generose e relazioni di genere più egualitarie.
Si è più volte ipotizzato che le emergenti incertezze globali - come il peggioramento del cambiamento climatico, l’acuirsi delle crisi democratiche ed economiche, l’inasprimento dei conflitti armati - potessero influenzare le decisioni in ambito riproduttivo e ciò ha trovato conferma in un lavoro appena pubblicato sulla prestigiosa rivista multidisciplinare statunitense PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences).
Lo studio comparativo internazionale Parenthood decisions in uncertain times: experimental evidence from four countries (“Decisioni sulla genitorialità in tempi di incertezza: evidenze sperimentali su quattro paesi”) è stato condotto da un team di ricercatori dell’Università Bocconi di Milano insieme alla prof.ssa Maria Letizia Tanturri del dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova. La ricerca ha preso in esame quattro Paesi: Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina, interessanti perché presentano differenti traiettorie di fecondità e, al tempo stesso, affrontano combinazioni peculiari di sfide socio-politiche e/o ambientali.













