Fino a oggi, gli ultra-fast outflow (UFO) – venti ultra-veloci di gas ionizzato che emergono dai dintorni dei buchi neri supermassicci a velocità prossime a quella della luce – erano stati osservati oltre l'universo locale solo in una manciata di quasar la cui luce è amplificata da lenti gravitazionali. Un nuovo studio guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics, riporta la scoperta dell'UFO più distante mai rilevato, in un quasar non amplificato da una lente gravitazionale: la sua radiazione ha viaggiato per quasi 12 miliardi di anni per raggiungere la Terra.
Il motore della scoperta è stato un'ambiziosa campagna osservativa: il programma Heritage WISSHFUL del satellite XMM-Newton, uno dei più estesi mai approvati per questo telescopio dell'ESA, con un totale di circa 600 ore di osservazione. A queste si sono aggiunte osservazioni con il satellite NuSTAR per un totale di circa 700 ore, effettuate in simultanea con XMM. Fino a oggi, ottenere dettagli spettrali così precisi per sorgenti così distanti, senza l'ausilio di lenti gravitazionali, era proibitivo per via degli enormi tempi di puntamento richiesti e della necessità di coordinare strumenti diversi su un'ampia banda di raggi X. In particolare, questa scoperta è stata resa possibile dallo spettro X a banda larga di più alta qualità mai ottenuto per questa tipologia di oggetti cosmici a quell'epoca.









