A Hong Kong, in un edificio che ospita insieme server, robot da laboratorio e biologi in camice, si sta consumando una delle trasformazioni più silenziose e più concrete dell'era dell'intelligenza artificiale. Non riguarda chatbot, immagini generate o assistenti virtuali. Riguarda il modo in cui nasce un farmaco, il tempo che serve per trasformare un'intuizione chimica in una molecola capace di salvare una vita, e la promessa, finora quasi sempre disattesa nella storia della farmaceutica, di riuscirci più in fretta.
Il protagonista di questa storia è Alex Zhavoronkov, fondatore e amministratore delegato di Insilico Medicine, società biotecnologica quotata alla Borsa di Hong Kong. Secondo quanto raccontato dallo stesso Zhavoronkov, il tempo medio necessario per individuare un candidato farmaco, quello che per decenni ha oscillato attorno ai quattro anni e mezzo, si è ridotto nella sua azienda a circa un anno. In alcuni casi, appena nove mesi.
Per capire cosa significhi davvero questo numero, bisogna fare un passo indietro e raccontare come funziona, da sempre, la ricerca di un nuovo medicinale.
Il tempo perduto della farmaceutica tradizionale
Sviluppare un farmaco è, storicamente, un esercizio di pazienza quasi disumana. I ricercatori devono setacciare milioni di molecole candidate per individuare quelle poche che abbiano una reale possibilità di funzionare su un bersaglio biologico. È un lavoro che richiede esperimenti su esperimenti, sintesi chimiche, test in vitro, aggiustamenti continui. Il tasso di fallimento è altissimo: la stragrande maggioranza delle molecole promettenti si rivela inutile o tossica molto prima di arrivare a un essere umano.








