L'agroalimentare si consolida come un vero e proprio pilastro economico del Paese. Non più solo un'eccellenza culturale e d'immagine, ma un gigante industriale capace di attirare risorse fresche e guidare la crescita. A certificarlo sono i dati emersi dalla decima edizione del Forum Food&Beverage organizzato da Teha Group (The European House - Ambrosetti), che ha presentato il primo Osservatorio sulle Politiche Agroalimentari. I numeri parlano chiaro: nel corso dell’ultimo triennio la filiera ha fatto registrare un vero e proprio boom di investimenti, cresciuti del 46% fino a raggiungere la cifra record di 16,8 miliardi di euro. Una netta inversione di tendenza dopo un lungo periodo di sostanziale stabilità, tra il 2010 e il 2022, durante il quale gli investimenti si erano attestati su una media annua di circa 12,4 miliardi di euro.

Il primo settore della manifattura italiana

Secondo lo studio intitolato “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage”, l'agrifood ha ormai conquistato il gradino più alto del podio della manifattura nazionale. Con un valore aggiunto complessivo di 81,6 miliardi di euro, il comparto distacca in modo netto gli storici motori del made in Italy: il suo valore è superiore del 50% rispetto alla metallurgia, quasi il triplo rispetto al settore del fashion e circa cinque volte maggiore ad altri comparti industriali tradizionali. Un risultato straordinario se si considera il contesto macroeconomico globale caratterizzato da tensioni geopolitiche e costi energetici volatili.