Nonostante il rilancio e i risultati dell’ultimo biennio, il presidente Pella (Forza Italia) è stato “congelato”. Con un provvedimento ritenuto però «illegittimo e ingiustificato». È l’ultimo capitolo del duello con la Federazione. Ora la vicenda legale si annuncia dura e complessa. Ma quali interessi sono in gioco?

Nella seduta di lunedì 20 luglio il consiglio della Federazione italiana ciclismo ha deliberato il commissariamento della Lega ciclismo, motivato da «ripetute e gravi violazioni delle norme federali e della convenzione sottoscritta in data 13 agosto 2024». Il ruolo di commissario è stato affidato a Mauro Capone, 63enne generale dei carabinieri. A lui spetta il compito di proseguire le attività istituzionali, comprese le 12 gare residue del Trofeo delle Regioni inventato dal presidente “congelato”, Roberto Pella. Il quale però ha annunciato una dura battaglia legale contro un provvedimento che ritiene «illegittimo e ingiustificato».

Fatturato schizzato da 300 mila euro a 6 milioni l’anno

Pella, 56 anni, non è un tipo qualunque. Deputato di Forza Italia, è apprezzato a livello trasversale anche per l’importante lavoro svolto in Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, del quale è stato presidente facente funzioni nell’interregno tra la gestione di Antonio De Caro e quella di Gaetano Manfredi. Altrettanto bene aveva fatto alla guida della Lega ciclismo, a partire dall’aprile 2024. Subentrato a una gestione commissariale, ha fatto schizzare il fatturato da 300 mila euro (ma con impegni di spesa per circa 500 mila) a 6 milioni annui.