Èbufera all’interno della Fise, la Federazione italiana sport equestri. Con denunce finite in procura, commissariamenti e accuse incrociate. Il putiferio è scattato dopo le elezioni per il rinnovo dei vertici a inizio settembre. Con una querela presentata in procura a Roma per brogli e il presidente rieletto per il terzo mandato consecutivo Marco Di Paola finito indagato.

Il 9 settembre 2024, nel padiglione 10 della Fiera di Roma, si tiene l’assemblea nazionale per scegliere chi guiderà la Federazione per i prossimi quattro anni. Tre i candidati: vince Di Paola, con il 67,7% delle preferenze, il 7,7% in più di quelle necessarie. Chiara Campese, all’epoca presidente di Fise Veneto, tra i tre canditati in corsa per la leadership, decide di rivolgersi ai magistrati. «Già nei giorni precedenti alle elezioni venivo allertata da informazioni precise e circostanziate su falsificazioni di deleghe e altre azioni poco chiare», spiega agli inquirenti. Così, al termine delle operazioni di voto, vengono chiamate le forze dell’ordine. «C’è stato un fuggi fuggi – prosegue Campese – Di Paola e altri sono scappati da una scala di emergenza. Erano tutti in una stanza, una cabina di regia mi verrebbe da definirla, dove sono stati trovati documenti legati alle elezioni, deleghe in bianco, carte d’identità, cartelline con altre deleghe, stampanti, penne e altro materiale di cancelleria». Le regole sono le seguenti. Su 1800 aventi diritto di voto, ogni circolo ha quattro figure che possono esprimere delle preferenze. Ciascun presidente, con delega, ha diritto a sette voti, mentre i rappresentanti dei tecnici, dei cavalieri e dei cavalieri proprietari di cavalli, senza delega, hanno diritto a un solo voto. Campese non risparmia alcunché. E, rappresentata dall’avvocato Fabio Campese del foro di Bari, parla di minacce e pressioni rivolte agli elettori, deleghe create ad hoc a favore di Di Paola, frodi informatiche per alterare le votazioni. Non solo. Arriva a denunciare una «mancata nomina della commissione scrutinio, illegittima dichiarazione di apertura dell’assemblea e mancata verifica dei voti cartacei».