«Noi non puntiamo alla sanzione ma al riconoscimento dei diritti dei lavoratori sfruttati.
Non sono più interessato a far condannare l'amministratore delegato dell'impresa ma a cambiare i modelli organizzativi dell'impresa.
Non sono interessato a portare a casa una condanna a anni 1 e mesi 4 e pena sospesa, perché poi si cambia l'amministratore delegato ma non cambia assolutamente niente».
A parlare è il sostituto procuratore di Milano, Paolo Storari, titolare delle inchieste su sfruttamento e caporalato che hanno coinvolto grandi aziende dell’alta moda, della logistica, della grande distribuzione, e il fenomeno dei rider.
L’occasione per fargli alcune domande, occasione rarissima per un magistrato molto riservato, è stato l’incontro di formazione organizzato da Libera a Sessa Aurunca, nel Casertano, nel bene confiscato gestito dalla cooperativa “Al di là dei sogni”.







