Lavoro
Un miliardo e duecento milioni recuperati all’erario. Oltre duecento milioni all’Inps. E oltre 60mila lavoratori stabilizzati e regolarizzati. Sono i numeri che raccontano due anni e mezzo di lavoro del sostituto procuratore di Milano Paolo Storari e della sua squadra, protagonista delle inchieste più importanti sul caporalato degli ultimi anni. “E tutto questo senza (quasi) mai arrestare nessuno e senza intercettazioni, dunque con interventi ad altissimo impatto sulle imprese, ma a bassissimo impatto sulle persone” racconta Storari che insieme al comandante del Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro di Milano Tiziano De Rensis è intervenuto a un convegno organizzato dall’associazione Giuristi Democratici di Torino.
Introdotto dall’avvocata Giulia Druetta – una delle prime legali ad essersi occupata dei rider in Italia – il pm di Milano ha raccontato come è cambiato l’approccio al tema del caporalato da parte della Procura. “Di fronte alle cooperative spurie, una vecchia tecnica investigativa era quella di concentrare attenzione sulla cooperativa. Si arrestava qualcuno che si faceva qualche mese di custodia cautelare, poi usciva, patteggiava, lo Stato non prendeva nulla e la cooperativa precedente veniva sostituita da quella nuova. Era un po’ come pestare l’acqua con il mortaio” racconta Storari. Oggi invece “si è iniziato a capire che forse i beneficiari di questo sistema non erano solo le cooperative, ma anche i committenti. Il tema è diventato quello di come far responsabilizzare il committente”.










