Francesco Damato
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Come se non bastassero i guai dei riformisti, alle prese con un progetto di coalizione o di alternativa grande solo di nome, genericamente adoperato tra il malumore di Giuseppe Conte, e alquanto ristretto nella esplorazione che ha appena effettuato sul Corriere della Sera il direttore Luciano Fontana riferendone ad un lettore, sta irrompendo sulla scena politica e anche giudiziaria un terrorismo di ritorno per niente da barzellette e simili. Come “le brigate rosse in menopausa” delle quali ha scritto Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, forse ricordandosi anche lui di quella terrorista di una cinquantina d’anni fa che si vantava di avere l’orgasmo quando sparava, e forse doppio quando uccideva al primo colpo.
Al terrorismo di ritorno che neppure la premier Giorgia Meloni- la prima vittima politicamente designata- ha avuto sinora il coraggio di chiamare col suo vero nome, parlando di “violenza organizzata” nel sopralluogo compiuto col ministro dell’Interno nella Val di Susa messa a ferro e fuoco, con più di 120 feriti fra agenti di Polizia e Carabinieri e danni per oltre, ben oltre il milione di euro delle prime valutazioni, il sistema è arrivato sorpreso. Per quanti segnali preoccupanti fossero già arrivati dalle piazze, compresa quella di Bologna. Sorpreso, impreparato e – credo anche intrappolato, il nostro sistema, nella gabbia costituita dal bipolarismo di rito italiano, troppo farlocco sia a destra, dove ancora regge forse per il potere che gestisce, sia a sinistra. Dove il già ricordato direttore del principale giornale italiano ha trovato e denunciato ai lettori il “fratricidio” in corso, pur tra promesse e impegni “testardi” di unità programmatica e leaderistica.







