L’appello di Giorgia Meloni alla pacificazione nazionale fatto in occasione dell’anniversario dell’eccidio di Acca Larentia è caduto nel vuoto. Non avevamo dubbi: parte della sinistra ha bisogno di reiterare la propaganda dell’antifascismo militante per continuare a considerare Meloni una premier “abusiva” e la sua storia una sorta di metastasi da espellere. Un caposaldo del racconto identitario di un progressismo smarrito al punto da capovolgere i dati di realtà com’è avvenuto anche per il caso Venezuela: Maduro è divenuto “martire” e Trump un “pirata malvagio”.
Non avevamo dubbi sul fatto che quell’appello di Meloni sarebbe stato ignorato e anzi sarebbe stato usato contro la premier. Non abbiamo udito infatti da esponenti del Pd una netta condanna dell’aggressione brutale ai danni di quattro ragazzi di Gioventù nazionale che attaccavano manifesti sul 7 gennaio 1978, episodio che ha probabilmente indotto Giorgia Meloni a formulare l’invito a una convivenza tra avversari politici priva di odio e violenza. Né potevano sorgere dubbi ascoltando il comizietto della “storica” Michela Ponzani a Ottoemezzo. Hanno alzato il tiro: nel mirino, quando si parla di Acca Larenzia, non c’è più solo il rito del Presente, quella è la “scusa” per poter dire che Giorgia Meloni vuole legittimare il fascismo. Siamo alle solite.








