La stagione dell’amore viene e va, cantava Franco Battiato. Eppure nella liaison politica tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, difficilmente tornerà tutto come al tempo della fondazione di Fratelli d’Italia.

“Senza paura”, era lo slogan con cui passo dopo passo hanno conquistato il consenso fino a trasformarlo in potere, che oggi governa l’Italia, o meglio «la nazione», ci correggerebbero i patrioti.

Al di là delle dispute lessicali, nel caso di Meloni e Crosetto il conflitto è ormai esploso, seppure mai ostentato. I panni sporchi nelle famiglie tradizionali si lavano in casa. Nell’ultimo anno la distanza è incolmabile tra “il gigante e la bambina”, che non è il titolo del brano di Lucio Dalla, ma di un articolo del Giornale, anno 2012. L’anno cioè in cui uniti i due fondatori davano l’assalto al cielo del centrodestra boicottando lo strapotere di Forza Italia e negando il sostegno al governo di Mario Monti.

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Ora però è diverso. La questione del riarmo, il budget per la Difesa, le nomine dentro Leonardo (la società partecipata dove il ministro si sente a casa) e nei Carabinieri, la diffidenza degli eredi di Colle Oppio per il più democristiano di Fratelli d’Italia. E poi ancora i piccoli e grandi scandali, i conflitti di interessi rivelati dal nostro giornale (e anche dal Fatto quotidiano), sui quali Crosetto si sarebbe aspettato una presa di posizione da Palazzo Chigi a sua difesa: non è un segreto che il ministro, già presidente della federazione delle industrie degli armamenti (Aiad), avrebbe preferito ricoprire il ruolo di ministro delle Imprese, per evitare che i giornali sollevassero le questioni di opportunità evidenti nel passare da lobbista delle armi a capo della Difesa, che interloquisce con quelle stesse aziende che un tempo rappresentava.