La Cinta Senese rischia di scomparire. Una delle eccellenze del Made in Italy agroalimentare, simbolo della Toscana e razza autoctona tutelata dalla Dop, è sotto l'attacco della peste suina africana. Una filiera piccola ma di altissimo valore, che conta 79 allevatori, 6 macelli e 18 imprese di trasformazione, distribuiti in otto province toscane, con una produzione che nel 2025 ha raggiunto 3.135 capi certificati, 617.423 chilogrammi di mezzene Dop – oltre 617 tonnellate – e un valore economico stimato di 5,5 milioni di euro. A lanciare l'allarme è il Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop, dopo i casi di peste suina africana registrati anche negli allevamenti toscani. Il primo focolaio è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara, mentre altri due suini trovati morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, nel Pistoiese, sono risultati positivi al virus. Una situazione che rende sempre più concreto il rischio per una razza allevata quasi esclusivamente allo stato brado o semibrado.

«Siamo davanti a un pericolo reale, non più a un'ipotesi lontana – avverte il presidente del Consorzio Nicolò Savigni – La Cinta Senese vive all'aperto, nei boschi e nei territori rurali della Toscana. È proprio questo legame con l'ambiente a renderla unica, ma oggi rappresenta anche un elemento di forte vulnerabilità. Un solo focolaio in uno degli allevamenti più importanti potrebbe compromettere irreversibilmente il patrimonio genetico della razza». Il rischio non riguarda soltanto la conservazione di una razza storica, ma anche la sopravvivenza economica di decine di aziende familiari che operano nelle aree interne della Toscana e che, oltre a produrre una Dop, contribuiscono al presidio del territorio, alla manutenzione dei boschi e alla tutela della biodiversità. Gli animali, infatti, vengono allevati con tempi lunghi – l'età media di macellazione è di circa 20 mesi – secondo un modello produttivo strettamente legato al pascolo e ai boschi, proprio le condizioni che rendono più difficile proteggerli dal contatto con i cinghiali, principale vettore del virus. Per questo il Consorzio, già dall'agosto 2024, ha chiesto alle istituzioni di creare un nucleo di sicurezza composto da 12-15 femmine e 3 maschi riproduttori in un sito isolato e ad alta biosicurezza, così da mettere in salvo il patrimonio genetico della razza. «Non chiediamo nuove dichiarazioni di intenti, ma atti concreti. Il tempo dei rinvii è finito: oggi possiamo ancora salvare la Cinta Senese, domani potrebbe essere troppo tardi», aveva ribadito Savigni.