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Fabrizio Roncone

Sulle vere ragioni della fuga in Arabia — 25 milioni a stagione — resta sul vago. Ma chi ha già tradito «una donna» potrebbe farlo di nuovo: per il ct, stavolta, non ci sarà spazio per un altro passo falso

Roberto Mancini custodisce la prodigiosa capacità di non provare vergogna. È un dono di natura. Altri, al posto suo, un attimo prima di entrare in conferenza stampa, avrebbero detto al presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò: no, guarda, io non ce la faccio. Invece eccolo Mancini, che arriva e si siede. L’atmosfera sarà, per lunghi minuti, cimiteriale.

Che gli si può dire, a Mancini? Ignora il suo peccato originale. Considera il tradimento della Nazionale, quella fuga ignobile, tremenda, per andare ad arraffare i dollari arabi, una semplice debolezza. Niente di più. Cerca, senza riuscirci, di fare anche lo spiritoso con i giornalisti. «Volevo evitarvi un po’ di fatica…». Così prende la parola per una dichiarazione spontanea e se ne esce con una banalità sconcertante. Paragona la Nazionale alla donna della sua vita, spiega di averla persa, se ne dispiace tanto, ammette di aver commesso degli errori. Non spiega, però, quali. Resta sul vago. Mica ci metteremo a parlare di soldi, vero?