Una promessa solenne come un giuramento. Il presidente Giovanni Malagò aveva dato la parola a Mancio lunedì sera e così stavolta, senza esitazioni, l'ha mantenuta il giorno dopo. Ieri a mezzogiorno si è presentato davanti al Consiglio Federale e ha annunciato il suo candidato unico: «Roberto Mancini sarà il nuovo ct azzurro». Inutili le timide obiezioni della Lega Serie A (poi rientrate in serata: «Lo sosteniamo») con il presidente Ezio Simonelli, collegato da remoto. La scelta del nuovo allenatore è, da Statuto Figc, prerogativa del presidente della Federcalcio. Inizialmente Malagò aveva deciso di condividerla con la nuova direzione tecnica formata dal duo Maldini-Leonardo: «Pirlo era il nome concordato sabato per la panchina. Poi le evoluzioni non mi hanno portato ad approvare questa candidatura né a proseguire l'iter per ragioni di opportunità e buon senso. Me ne assumo la piena responsabilità, ma nient'altro mi ha spinto a questo dietrofront. Non ero a conoscenza della collaborazione che esisteva dal 2025 fra l'allenatore e lo sponsor di betting russo e, sembra, non lo fossero nemmeno il dt e l'advisor con cui ci siamo poi lasciati in modo consensuale, senza alcun conflitto».
Generale Gentiluomo Chiamatela pure una carezza d'addio. Perché un matrimonio così fugace, pieno d'imprevisti e gaffe da parte del duo Maldini-Leonardo (la missione a Barcellona, poi fallita per Guardiola, immortalata in una foto social, e l'uscita su Ancelotti nella prima conferenza in Lega a Milano, con tanto d'ufficio rimasto vuoto), è meglio considerarlo solo un flirt estivo e rimuoverlo: «Ho passato più tempo con loro in call che con qualsiasi altra persona per 16 giorni. Poi nella vita, sono fatalista... Il mio rifiuto a Pirlo ha determinato le dimissioni, ma Paolo e Leo sono stati dei signori, schietti, sinceri e onesti», assicura il gentiluomo Malagò, senza nemmeno scendere nei particolari di improbabili alternative come Raffaele Palladino e Thiago Motta, a cui ha ridetto no.«Una volta sfumato Pirlo, ho fatto tutte le valutazioni del caso e ho ritenuto che Mancini fosse il ct giusto. Le scuse fatte da Roberto per essere andato in Arabia sono state importanti e rappresentano un presupposto con cui si presenterà al suo ritorno». Sterili gli attacchi lanciati dal Nord, inutile il pressing della Serie A per Antonio Conte, che allo stesso modo era andato via dalla Nazionale per accasarsi al Chelsea, sia pure con altre modalità, non è mai rimasto più di un biennio nello stesso posto, e oltretutto sarebbe costato 5-6 milioni alle già povere casse della Federcalcio: «Antonio ha una storia che parla da sola - spiega il numero uno - e poteva essere un candidato, ma non è cambiata la mia nuova gestione del progetto dopo l'addio di Maldini e Leonardo.Mancini, quando debutta sulla panchina dell'Italia? Il calendario della Nazionale, dalla Nations League alle qualificazioni a Euro 2028Ho condiviso il ct Mancini con il nuovo direttore tecnico Claudio Ranieri che, dopo una modifica del regolamento interno, sarà pure il presidente del Club Italia. Anche Giorgio Chiellini poteva ricoprire questo ruolo, ma non vado a prendere allenatori e direttori tecnici sotto contratto in Serie A, per rispetto delle società che mi hanno candidato». Non marginale l'aspetto dell'ingaggio: «C'è stata la massima disponibilità economica da parte di Ranieri e Mancini, ci tengo a rimarcarlo». Contratto di quattro anni con vista Mondiali 2030 per l'amico del Circolo Aniene, passando dagli Europei del 2028: stipendio inferiore ai due milioni netti a stagione, a dimostrazione che il vile denaro non aveva più il peso del passato arabo. Percepirà invece meno di 500mila euro, il settantaquattrenne testaccino.Claudio Ranieri dt: cosa farà in Nazionale (il ruolo) e la sua amicizia con ManciniLe ultime idee Adesso manca l'ultima figura per completare il quadro e rilanciare il talento. Malagò aspetta il sì da Londra di Gianfranco Zola (autore della rivoluzionaria riforma della Lega Pro), ma stavolta non si sbilancia senza avere il suo assenso definitivo: «Presto avremo un terzo soggetto per il ruolo che era di Riva e Buffon, al quale vorrei assegnare la supervisione delle Nazionali giovanili, attualmente coordinate da Maurizio Viscidi, che continuerà comunque a far parte del gruppo». Ieri in Consiglio Federale è stato confermato Vito Tisci (ai vertici da ben 12 anni) come presidente del settore giovanile e scolastico, ma per dare un nuovo impulso al Club Italia a via Allegri arriverà anche Luca Bergamini, avvocato, consigliere del Bologna, ex campione di calcio a 5, molto legato a Malagò. Serve l'aiuto del governo («Presto incontrerò il ministro Abodi»), investimenti da 100 milioni ai vivai, non può essere più commesso mezzo passo falso.Non è cambiata l'idea di Giovanni di dover «ripartire dai ragazzi di 13 e 16 anni, seminare per raccogliere, modificare l'intera filiera per ricostruire il calcio italiano». Ma ora solo un passato vincente poteva rappresentare la migliore garanzia per il futuro: «Roberto Mancini è una scelta di qualità fatta dal presidente secondo le sue prerogative - la chiosa dell'ex sfidante Figc, nonché presidente dei Dilettanti, Giancarlo Abete - e condivido che non ci fossero altre opzioni. Parliamo dell'ultimo tecnico azzurro che ha stabilito un record e vinto l'Europeo». L'Italia lo richiamò per un nuovo inno.












