Di: Il giardino di Albert / Simone Pengue Le conseguenze della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbero abbattersi anche sugli ecosistemi marini di tutto il mondo. A lanciare l’allarme è una squadra internazionale di biologi marini, guidata dall’University of Maryland Center for Environmental Science (Stati Uniti) e comprendente anche la Woods Hole Oceanographic Institution (Stati Uniti). Secondo i ricercatori, quando la navigazione nel Golfo Persico riprenderà normalmente, le navi petrolifere e cargo rimaste a lungo ferme potrebbero favorire una “superdiffusione” di specie marine invasive nei porti dove attraccheranno. 06:15 USA-Iran, le armi taccionoSEIDISERA 27.07.2026, 18:00Immagine d'archivio ImagoL’analisi, pubblicata sulla rivista specializzata Biological Invasions, evidenzia come il processo di biofouling, ovvero la riproduzione di microrganismi, alghe e animali invertebrati sugli scafi, in atto in questo momento nel Golfo e il conseguente trasporto involontario in altri Paesi potrebbero avere portata e velocità senza precedenti. I fattori determinantiCi sono diversi fattori che rendono la situazione attuale particolarmente pericolosa. Il primo è la dimensione del fenomeno: dalla chiusura dello Stretto di Hormuz del 28 febbraio 2026 sono rimaste ferme nel Golfo Persico oltre 1500 grandi navi commerciali, alle quali se ne aggiungono centinaia ancorate nel Golfo di Oman, mentre generalmente le soste nella regione coinvolgono al massimo poche centinaia di imbarcazioni alla volta. Il secondo è la durata delle soste, che, ad oggi, supera mediamente di quaranta volte i consueti 1-3 giorni di uno scalo. Generalmente, sulle superfici immobili, il biofouling può entrare nella fase di crescita rapida già dopo circa dieci giorni, motivo per il quale l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) considera problematiche già le soste superiori a 18-30 giorni, valori limite ampiamente superati dall’enorme flotta ancorata nel Golfo. La guerra in Iran minaccia le balene a largo del Sudafrica RSI Info 24.05.2026, 12:24I ricercatori evidenziano anche che le navi, provenienti da aree molto diverse del mondo, sono poste vicine tra loro, aumentando la possibilità che organismi provenienti da uno scafo possano raggiungerne un altro e amplificare così la loro popolazione. A questi rischi, si aggiunge il caldo della stagione primaverile ed estiva che favorisce lo sviluppo di molte specie, creando le condizioni perfette per una loro rapida crescita sulle parti immerse delle navi. Non solo nuove specieUn esempio concreto potrebbe essere quello del crostaceo Amphibalanus improvisus (comunemente noto come balano o dente di cane), una specie per la quale ogni individuo adulto può liberare fino a 36 larve al giorno nelle condizioni ambientali del Golfo. Secondo le stime degli autori, una singola nave, in questo periodo di sosta, potrebbe potenzialmente aver già rilasciato milioni di larve di balano pronte a formare nuovi insediamenti sugli altri scafi e ad ampliare la propria diffusione in tutto il mondo. 24:12L’era del granchio blu Laser 12.08.2024, 09:00iStockAlessandro ChiaraOltre al trasporto di specie in luoghi dove non sono autoctone, le navi potrebbero trasportare anche nuove varianti genetiche di specie invasive già presenti, in particolare quelle più resistenti al caldo e alla salinità, oltre a parassiti e agenti patogeni potenzialmente dannosi. Secondo gli autori, questo potrebbe aumentare la capacità di alcune specie di adattarsi e diffondersi in nuovi ambienti, rendendole particolarmente forti e resistenti. Porti da tenere sotto controlloAppena il traffico riprenderà normalmente, i primi porti di scalo del Medio Oriente, del subcontinente indiano e del Sud-est asiatico potrebbero essere i più esposti. In Europa, gli autori indicano in particolare il Pireo (Grecia), Algeciras (Spagna), e Rotterdam (Paesi Bassi) come punti critici da tenere sotto sorveglianza. Una volta che le specie si sono stanziate in nuovi porti, eradicarle è praticamente impossibile e la loro proliferazione è spesso a danno di quelle autoctone preesistenti.24:38Meraviglioso mareIl giardino di Albert 07.10.2023, 18:00iStockFabio MelicianiLo studio non ha raccolto campioni biologici né effettuato ispezioni dirette degli scafi. Si basa esclusivamente sui dati del traffico navale, sulle caratteristiche ambientali della regione e sulle conoscenze scientifiche già disponibili sul biofouling e sulla diffusione delle specie invasive. Non è detto, quindi, che il biofouling stia avvenendo in modo accentuato nel Golfo Persico e né che le previsioni formulate si verificheranno. Per ridurre il rischio, i ricercatori propongono alcune misure di contenimento, tra cui la pulizia e il monitoraggio degli scafi prima della partenza dallo Stretto, la sorveglianza dei porti situati lungo le principali rotte e una collaborazione internazionale rapida e coordinata. Come concludono gli autori, “che la situazione si trasformi in un evento globale di superdiffusione non dipenderà tanto dagli organismi già accumulati sugli scafi, quanto dalla rapidità, dal coordinamento e dall’efficacia degli interventi successivi”.