di

Roberto Gressi

Dalle battaglie simbolo alle candidature, tutti i dossier critici per i leader

Che vita faticosa. Ci risiamo. Eccoli qui i due vice, Antonio e Matteo, un’altra volta costretti a fare il mestiere che più odiano, quello dei domatori, chiusi nella gabbia di partiti malmostosi, spaventati dalle elezioni in arrivo, mai sazi, pronti alla gomitata e allo sberleffo, se non all’agguato. Che poi uno dice, magari se all’attacco ci fossero tigri e leoni. Con quelli basta una zampata e hai finito di soffrire, o, se invece vinci, sei un titano. Macché, qui sono solo graffi, piccoli morsi, ma, ahi loro, continui.

Soprattutto, non ci sono in ballo solo le sorti dei singoli, che stanno comunque con il fucile spianato per non trovarsi tagliati fuori dalle candidature, ma i provvedimenti di questo ultimo anno della legislatura. La legge elettorale, con il nodo delle preferenze. L’allargamento delle intercettazioni in materia di mafia. La questione del riarmo, per il quale ci si divide se usare o no i miliardi del prestito europeo. E perbacco, c’è anche lo scontro sulla tassa del tabaccaio.