Credo che stiamo vivendo il periodo storico più orribile dalla fine della Seconda guerra mondiale. Certo la possibilità di vivere in tempo reale con i media, i social e semplicemente scrollando il cellulare, tutto ciò che accade nella strada accanto come in ogni parte del globo, rende tutto più immediato e potente. In altri tempi non vedevamo come se fosse un film perenne mischiato alla realtà. L’indice che muove lo schermo del cellulare ci butta negli occhi e, quindi, nel cuore e nella testa, immagini sempre più violente, crudeli, orribili. Guerre, genocidi, devastazioni ambientali, incendi, omicidi, aggressioni, violenze sempre più cruente. Uno tsunami quotidiano di immagini e notizie che sconvolgono le nostre vite rischiando anche di far divenire le barbarie un’abitudine. L’impossibile risulta possibile, il crimine diviene normalità, l’immorale assurge a morale. Si alza sempre di più l’asticella del fattibile e il limite al male non c’è più. Al punto tale che anche vendetta e giustizia privata tornano ad essere opzioni sempre più giustificate.
Quello che sconvolge non è solo la crudeltà di tanti esseri umani, quindi la disumanità, ma le responsabilità evidenti in questa escalation spaventosa di chi ha ruoli di primo piano politici ed istituzionali a vari livelli. Si stanno manifestando in tutta la loro violenza modelli economici e politici che non hanno nulla a che vedere con il progresso, lo sviluppo, la giustizia, l’uguaglianza, la convivenza, la fratellanza. Il dominio del più forte, ad ogni livello, la vittoria del denaro e del profitto, la distruzione della terra, l’egoismo ignobile soprattutto a danno delle future generazioni. Persone, soldi, lavoro e industrie destinati a produrre armi, guerre, predazioni, devastazioni, saccheggi, violenze, ingiustizie.








