Stiamo vivendo una delle epoche più buie della storia contemporanea dell’umanità. Come se le tragedie del secolo breve del Novecento si fossero trasformate in un rinnovato impulso del male. Quello che si sta consumando sotto i nostri occhi, con una percezione in tempo reale, minuto per minuto, è un vero e proprio scontro, potremmo dire quasi finale, tra diverse umanità, non possiamo nemmeno chiamarlo scontro tra diverse civiltà. Da una parte, assistiamo alla fase più brutale del capitalismo e del liberismo, modelli economici e politici con propensione strutturalmente letale: concentrazione sempre più verticistica ed oligopolistica del potere e del denaro; accelerazione di povertà crescenti; forti disuguaglianze economiche, sociali e territoriali; egoismi sempre più evidenti e aggressivi; prevalenza ossessiva del denaro sull’essere umano; violenze sempre più spietate; guerre come fattore, anche ultimamente confessato, di crescita del Pil.
La vera iniezione fatale del capitalismo liberista sono le guerre. Dall’altra parte, il tentativo di conservare e magari rilanciare una nuova civiltà di un umanesimo sempre più in sofferenza: il superamento della netta prevalenza del capitale; la centralità dell’essere umano; il rispetto e la protezione degli altri esseri viventi e la necessaria conservazione e manutenzione dell’eco sistema; la solidarietà e la fratellanza universale; uguaglianza e giustizia sociale; la cura per le future generazioni; amore e pace. Una vera e propria civiltà dell’amore contro ogni forma di sopraffazione.







