Le notizie che arrivano dal mondo sono inquietanti: assistiamo a guerre che non hanno più una connotazione politica, ma appaiono come vendette a base personale che fanno strage dei più deboli. Leggiamo di un femminicidio al giorno. Assistiamo a una atmosfera di odio e di aggressività (soprattutto nei social) che tocca tutti gli strati sociali. È in atto una voglia di regressione brutale. Ma perché vogliamo tornare a un mondo arcaico basato su sentimenti e azioni primitivi in cui la vendetta era la sola forma di giustizia? William Reich sostiene che l’essere umano, quando ha paura, torna al branco e affida tutto il potere a un capobranco che mostra i denti, senza preoccuparsi che sia prepotente e crudele. La grande conquista della società umana è stata proprio il passaggio dalla vendetta alla giustizia. La vendetta è personale e arbitraria, la giustizia si avvale di leggi uguali per tutti, dà la possibilità al colpevole di difendersi e la decisione della pena è affidata a volontà estranee. Con la giustizia si prendono le distanze dalla tradizione belluina del risarcimento fisico immediato e feroce. Anche il femminicidio sembra rispondere a questa antica legge vendicativa: Tu vuoi andartene, vuoi affermare la tua volontà contro la mia? Non riconosci la mia autorità, il mio possesso? Allora io mi vendico e ti uccido.