Di tutte le persone che conosco, molte delle quali assai più benestanti di me, io sono quella che conduce la più privilegiata delle vite. Nulla mi ruba tempo: non ho un orario di lavoro, non ho figli da scarrozzare, cani da pisciare, responsabilità da accudire. Trascorro le mie giornate a leggere, scrivere, guardare film. Faccio tutto l’anno la vita che gli altri fanno in vacanza.

Nessuno, quindi, ha più tempo di me d’informarsi, da uno qualunque delle decine di abbonamenti che pago a giornali di tutto il mondo. Se non lo faccio io, la speranza è proprio perduta.

L’altro giorno mi appare su Facebook il post di una bolognese di sinistra che, dice, è stufa di leggere, da gente di destra, illazioni circa il fatto che la sinistra bolognese si sarebbe assai contrita per il signore nero morto durante un controllo di polizia ma non per quello bianco che mesi fa è stato ammazzato in stazione.

La signora elencava tutto ciò che la sinistra bolognese aveva fatto in solidarietà al ferroviere morto a gennaio, e io scrollavo e passavo ad altro perché nulla sapevo e nulla mi interessava sapere. Non sapevo se fosse vero che a destra c’era una polemica del genere. Non sapevo se le cose che elencava la signora fossero vere.