Dai baby intellò ai consigli di Spotify, Netflix e TikTok: così le piattaforme hanno sostituito critici ed editori nel determinare cosa leggiamo, ascoltiamo e guardiamo. Ma chi controlla il codice?

Per oltre un secolo editori, critici, direttori di giornale, produttori televisivi e discografici hanno deciso quali libri pubblicare, quali artisti promuovere, quali idee portare al centro del dibattito. Oggi quella funzione ha cambiato forma. Nell’economia dell’attenzione il vero potere non è solo creare contenuti, ma decidere quali arriveranno davanti agli occhi delle persone. La domanda oggi è: chi stabilisce quali contenuti avranno la possibilità di essere visti?

L’autorevolezza conquistata a suon di like e follower

La vicenda dei baby intellò, tornata a far discutere dopo un articolo di Michele Masneri e Andrea Minuz sul Foglio, racconta uno dei segnali di questo cambiamento. Il dibattito intorno a figure come Edoardo Prati e Raffaele Giuliani, pur nella differenza tra la divulgazione classica dell’uno e il commento politico dell’altro, non riguarda soltanto il loro linguaggio o la loro età, ma il modo in cui una voce conquista autorevolezza. Se un tempo il riconoscimento arrivava prima dalle istituzioni culturali e poi dal pubblico, con i social il meccanismo si è invertito: la loro autorevolezza è nata nella comunità online e solo dopo è stata legittimata da giornali e festival.