Sta diventando davvero stucchevole il dibattito sullo stato di salute dei due poli e sulle divergenze tra i partner che aumentano ogni giorno anziché scemare, come sarebbe logico nell’imminenza del voto. In tutta evidenza, destra e sinistra hanno rinunciato a portare a sintesi l’inconciliabile, non si pongono più il problema e hanno deciso piuttosto di scommettere sulla tattica dell’ultimo miglio: arrivare a ridosso delle elezioni, invocare lo stato di necessità, fare cartello in virtù del “se no vincono gli altri”, chiedere agli elettori di turarsi il naso anche se scettici o renitenti.
A sinistra, il continuo slittamento in avanti del confronto sul perimetro dell'alleanza segnala una resa a divaricazioni politiche sempre più estese e irreparabili. Lo scontro sull’Ucraina è allo stesso punto di quattro anni fa, anzi peggio perché al giustificazionismo Cinque Stelle per l’aggressione russa si sono aggiunte le divergenze sulla difesa europea, sull’uso del Safe, e persino la perdita di un punto di vista comune sulle missioni italiane all’estero (cinque mozioni diverse nell’ultimo dibattito parlamentare!). Pd e M5S perdono tempo per impotenza, per il terrore di deludere i loro elettorati, ma soprattutto perché il modello ultimo miglio sembra la sola soluzione possibile, la più facile: tirarla per le lunghe fino all’imminenza voto per poi stipulare un accordo qual che sia, in nome del dovere ineludibile di salvare la democrazia da un bis della destra e dall’inquietante ondata del vannaccismo.










