Tra guerre, crisi energetiche e tensioni sui mercati, la politica italiana sembra smarrire il senso della responsabilità. In un contesto globale complesso, servirebbero coerenza e misura per affrontare i conti pubblici e le sfide che vengono dall’esterno. Il commento di Gianfranco Polillo
Forse sarebbe meglio evitare queste dispute in Parlamento tra maggioranza e opposizione. Quelle vere e proprie disfide che non solo non risolvono alcunché, ma che lasciano strascichi amari tra spettatori sempre più disincantati e perplessi. Naturalmente il momento è quello che è. Ormai ad un passo dalle prossime elezioni. Un clima sempre più arroventato dove demagogia e reciproche accuse cedono il passo rispetto a qualsiasi ragionevolezza. Intendendo, con questa espressione, l’unico modo possibile per affrontare una posizione complessa com’è quella che è di fronte ai nostri occhi.
Ci sono due guerre in atto: una ai confini dell’Europa, l’altra endemica tra Israele ed i suoi nemici, con l’aggiunta di quel che capita nello stretto di Hormuz: dove tutto sembra drammaticamente possibile. Con una situazione di stallo o di “reciproco assedio” se si preferisce, che taglia le ali di qualsiasi possibile compromesso, ma non i costi legati alla mancata apertura di quel braccio di mare. Da lì transitava il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del gpl globale. Ma anche il 19% del gnl e dei prodotti raffinati. Oltre a prodotti di vario genere destinati agli usi più diversi. La sua chiusura rappresenta un cataclisma.











