Di: SEIDISERA - Redazione RSI Info “Le dimissioni di Claudio Zali non erano un passo obbligato (poteva resistere anche se non so fino a quando), ma erano dovute, perché uscendo di scena, Zali toglie dall’imbarazzo le istituzioni (il Consiglio di Stato in primo luogo) e il suo partito (la Lega dei ticinesi)”. Così Reto Ceschi, responsabile del Dipartimento Informazione della RSI, nel suo intervento durante la trasmissione radiofonica SEIDISERA. Intervento nel quale Ceschi ha tirato le fila di una giornata intensa: mercoledì mattina, infatti, Zali si è dimesso da consigliere di Stato. L’esponente della Lega lo ha fatto annunciando battaglia e denunce. I due mesi di transizioneAnnunciando le dimissioni per fine settembre, Zali fa un atto forte - sottolinea Reto Ceschi -. “Resta una domanda, che troverà risposta in questi due mesi: come farà con le valigie in mano, con un’immagine pubblica che il suo comunicato stampa di oggi non ha certo migliorato, con i funzionari che aspettano il suo successore, con la politica che lo osserva e certo non lo sostiene? Come farà a portare a termine i vari dossier fermi da un po’ sul suo tavolo?”, si chiede il responsabile del Dipartimento Informazione della RSI. “Questo guadagnare tempo, prima di imboccare la porta d’uscita dal suo ufficio, è qualcosa di singolare, non diciamo sospetto, diciamo singolare”, aggiunge Ceschi.L’isolamento politicoClaudio Zali ha deciso di lasciare perché è rimasto politicamente solo. Ci ha messo del suo nel corso degli anni. Tre giorni fa è stato scaricato senza tanti giri di parole da Antonella Bignasca, editrice del Mattino della Domenica, dice Ceschi, sottolineando che Zali “non aveva più truppe in casa Lega, ammesso che ne avesse mai avute, pronte a battersi per lui. È stato più sopportato che sostenuto negli ultimi anni (“evidentemente do fastidio a molti” ha scritto oggi). La sua uscita di scena, in casa Lega, ne fa felici tanti”.Claudio ZaliTi PressGli attacchi ai mediaZali se ne è andato, attaccando i media. Una mossa prevedibile, secondo Ceschi. È “libero di attaccare i media che si sono occupati delle vicende che lo riguardano, che non hanno guardato altrove, che hanno ascoltato gli audio in cui Claudio Zali sdoganava la violenza. E noi liberi, ovviamente, di difenderci”.“Io capisco che Zali avrebbe voluto che i ticinesi non lo avessero mai sentito parlare in quel modo. Però forse qualche riflessione doveva farla prima di esprimersi così”, dichiara il responsabile del Dipartimento Informazione RSI. La risposta della RSIOggi Zali “accusa genericamente i media che (lo cito testualmente) “in nome del sensazionalismo hanno smarrito ogni forma di etica, il rispetto delle persone e persino il rispetto della legge”. No Claudio Zali, lezioni di etica da lei - in tutta franchezza - non ne riceviamo - afferma Ceschi -. In questi giorni avremmo voluto occuparci d’altro, dei temi che preoccupano le cittadine e i cittadini del Canton Ticino. E sono tanti questi temi. Non abbiamo mai spiato dal buco della serratura la sua vita privata, ma quando è entrato in campo il tema della violenza abbiamo fatto una scelta di trasparenza, di puro interesse pubblico”, spiega il responsabile del Dipartimento Informazione.Ceschi cita le parole della nuova presidente del Consiglio di Stato, Marina Carobbio: “La violenza o l’incitazione alla violenza, anche solo verbale, da parte di un rappresentante delle istituzioni è inammissibile e non riguarda mai solo la sfera privata”.Secondo Reto Ceschi le dimissioni di Claudio Zali sono il titolo forte che descrive questa legislatura. Una legislatura che Ceschi definisce piena di pasticci. “In questi tre anni abbondanti si è allargata la distanza fra l’opinione pubblica e la classe politica, in particolare chi governa il canton Ticino. I due consiglieri di Stato leghisti hanno dato un grande contributo in termini di “pasticci” (pensiamo solo al tentato arrocco diventato poi arrocchino). Ma gli altri tre membri del governo sono apparsi spesso come degli spettatori silenziosi, troppo timidi, per alcuni come dei complici di questa gran confusione. È una legislatura nata male e cresciuta peggio. Troppo tardi per salvarla ormai. Forse però quello che è successo negli ultimi giorni può rappresentare un punto di svolta. Si è toccato il fondo. Adesso forse si risale. Se lo augurano in tanti”, conclude il responsabile del Dipartimento Informazione della RSI. Claudio Zali si dimetteTelegiornale 29.07.2026, 12:30