Firenze, 29 luglio 2026 – Babbo Franco mette la mano dietro la nuca degli amici di Edoardo e li bacia sulla fronte. Mamma Elisa li abbraccia, facendo poggiare loro la testa sulla sua spalla. Gesti di affetto e di cura che per anni i due genitori hanno riservato al figlio e che oggi dedicano agli amici, uniti dal dolore di una perdita che appare difficile da comprendere.
“Varva”, come lo chiamano gli amici, è in una bara di legno chiaro ai piedi dell’altare della chiesa del Corpus Domini, a pochi passi dal fonte battesimale dove è stato battezzato 17 anni fa. Sopra c’è la maglietta della Sancat col numero 23, tante rose bianche, una foto di gruppo coi suoi amici. E una maglietta bianca con uno scatto del suo quinto compleanno stampata sopra: la indossano una cinquantina di giovani, riuniti per l’ultimo saluto al loro amico, morto lunedì mattina nello scontro tra il suo scooter e un bus su via Peruzzi a Bagno a Ripoli. Edoardo Varvarito, 17 anni
La chiesa è stracolma. I dipendenti della Valvarito con la maglia gialla fosforescente della ditta aspettano in due file, come un picchetto d’onore, il passaggio della bara del giovane Edoardo. Padre Bernardo Gianni, durante la celebrazione, definisce il ragazzo "infinito”, così come l’amore che ha lasciato, così come il dolore che accompagna la sua scomparsa, così come l’eredità affidata alla sorella Alice. Il feretro e il saluto dei lavoratori della Varvarito (foto Gianluca Moggi / NewPressPhoto)







