Sull'identità ci si gioca il voto

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Padre Bernardo Gianni durante la celebrazione del funerale di Edoardo. In prima fila la famiglia Varvarito

di Manuela PlastinaFIRENZEGli amici di Edoardo sfilano davanti a babbo Franco. Lui mette la mano dietro la nuca di ognuno e li bacia sulla fronte. Poi passano da mamma Elisa: li abbraccia, facendo poggiare loro la testa sulla sua spalla. Gesti di amore genitoriale, di cura, che tante volte hanno dedicato al loro Edoardo e ora donano ai suoi amici, accomunati dal dolore di una perdita a cui è difficile dare una spiegazione. "Varva", come lo chiamano i ragazzi, è in una bara di legno chiaro ai piedi dell’altare della chiesa del Corpus Domini, a pochi passi dal fonte battesimale dove è stato battezzato 17 anni fa. Sopra c’è la maglietta della Sancat col numero 23, tante rose candide, una foto di gruppo. E una maglietta bianca con uno scatto del suo quinto compleanno: la indossano una cinquantina di giovani, riuniti per l’ultimo saluto al loro amico morto lunedì mattina nello scontro tra il suo scooter e un bus su via Peruzzi a Bagno a Ripoli. La chiesa è stracolma. I dipendenti della Varvarito, azienda di famiglia dove anche lui muoveva i primi passi, con la maglia gialla fosforescente aspettano in due file, come un picchetto d’onore, il passaggio del giovane Edoardo. Padre Bernardo Gianni, che officia la celebrazione, definisce il ragazzo "infinito", così come l’amore che ha lasciato, così come il dolore che accompagna la sua scomparsa, così come l’eredità affidata alla sorella Alice. "’Dov’è Edoardo’, mi hanno chiesto i genitori – dice padre Bernardo –: è nella creazione che precede il mondo, è nell’amore che ha lasciato nella sua breve, ma piena esistenza". La testimonianza della mamma arriva dritta al cuore. "Il giorno prima eravamo al cinema insieme. Era sereno, maturo. Aveva chiesto lui di lavorare questa estate col padre". Invita gli amici "a continuare a venire a casa nostra: la porta sarà sempre aperta". E chiede di non dimenticare il suo bambino. Un ragazzo d’oro, come lo descrive il nonno materno, "il più forte di tutti che sapeva reagire anche alle brutte situazioni" ricordano i migliori amici. Si commuove il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti, che ha proclamato il lutto cittadino. Si commuovono pure il governatore Eugenio Giani, l’assessore di Palazzo Vecchio Letizia Perini, l’ex sindaco ripolese Francesco Casini. Le parole dei suoi amici sono piene di amore e di bei ricordi. "Sarà difficile non sentire il tuo nome alla fine dell’appello" dice una compagna del Gobetti-Volta. Il prof di diritto ricorda le difficoltà iniziali nella sua materia superate con impegno e col sorriso. Educato, bravo, un angelo, sono le definizioni che più ricorrono nei ricordi di allenatori, insegnanti, amici. Prima che la bara esca, i ragazzi si inginocchiano per l’ultima volta accanto a lui, e scrivono un messaggio sul legno col pennarello. "Sei la nostra roccia". "Sei sempre stato e sarai la nostra luce". Applausi e lacrime salutano Edoardo.