di Tiziana Petrelli "Chiuso dalle 10 alle 11 per l’ultimo saluto a Edo". Quei cartelli appesi alle porte dei negozi del centro commerciale di Sant’Orso, dove la mamma Monia gestisce la Sanitaria, hanno raccontato in anticipo ciò che sarebbe accaduto di lì a poco. Ma quell’ora, in realtà, è diventata molto di più: un’intera mattinata in cui Sant’Orso si è davvero fermata. E con lei, tutta la città.
Di fronte al centro commerciale deserto, c’è il sagrato della chiesa di Santa Maria Goretti, dove quasi un migliaio di persone ha accompagnato ieri Edoardo Vispi nel suo ultimo viaggio, dopo il tragico schianto di una settimana fa lungo l’interquartieri. Neppure i gazebo e le sedie posizionati fuori per riparare dalla calura di luglio sono bastati. E così in tanti sono rimasti in piedi, sotto il sole, con occhiali scuri, ventagli e bottigliette d’acqua. Perché dentro la chiesa non si entrava più da molto prima che arrivasse il feretro. Fuori c’erano amici, famiglie, commercianti, compagni del Tre Ponti, ragazzi dell’Azione Cattolica, clienti della sanitaria, persone di ogni età. Dentro, sulla bara, tra i fiori colorati, c’erano una foto di Edo sorridente al tramonto e la maglia numero 10 del Tre Ponti calcio, la squadra di cui era capitano. Intorno, decine di fotografie stampate su tela lo raccontavano nei momenti felici.






