Il cronista vicentino era anche finito sotto scorta, dopo aver denunciato un attentato incendiario davanti a casa sua. Le lettere minatorie contro lui e la premier. Messaggi ricevuti anche dal parroco di Caivano: secondo la procura era tutto falso

Si sarebbe inventato tutto Adriano Cappellari, il giovane collaboratore del quindicinale L’Altopiano di Enego (Vicenza) finito sotto scorta per le minacce ricevute contro di lui, don Maurizio Patriciello e Giorgia Meloni. Il giornalista nei mesi scorsi aveva raccontato di essere finito nel mirino di lettere minatorie e di un attentato incendiario alla propria abitazione. Ora è indagato dalla Procura di Vicenza per incendio, calunnia e simulazione di reato. Come spiega l’Ansa, i Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica nella casa del cronista. Le contestazioni riguardano proprio l’episodio che lo stesso Cappellari aveva denunciato: il rogo al portone di casa e le minacce scritte indirizzate a lui, alla premier e al parroco di Caivano.

Cosa era successo: le minacce e l’attentato di Enego

La vicenda si era aperta a febbraio, quando al giornalista ventenne e alla redazione dell’Altopiano erano arrivate lettere anonime, tra cui una che intimava «Se non fate tacere Cappellari, lo faremo noi, e sarà molto peggio», come riportato dal Corriere del Veneto. Anche don Patriciello aveva ricevuto un messaggio simile il 14 febbraio, con insulti rivolti a lui, a Cappellari e alla stessa Meloni. Il caso si era poi aggravato nella notte tra il 30 e il 31 maggio, quando ignoti avevano lanciato bottiglie incendiarie contro la casa del cronista, lasciando sul posto anche delle bombole di gas, con l’intervento di carabinieri e vigili del fuoco. Le telecamere private avrebbero ripreso un uomo a volto coperto, come riferiva il sito dell’Altopiano. Le indagini già in quella fase si stavano allontanando dalla pista camorristica, per orientarsi verso questioni più locali.