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Adriano Cappellari si è inventato tutto. Dall'ordigno esploso fuori casa alle minacce di morte ricevute per gli articoli sulla criminialità di Caivano e sul lavoro di don Maurizio Patriciello: niente di vero. Il giovane cronista del vicentino, dopo che i Carabinieri lo avevano perquisito due settimane fa, oggi ha rivelato la verità. Comparso oggi in procura a Vicenza, dove aveva chiesto di essere sentito, e accompagnato dal suo difensore l'avvocato Roberto Rigoni Stern, ha consegnato una lettera per spiegare quanto accaduto in quell'attentato che alla fine si è rivelato una farsa montata ad arte.
"Sono qui oggi perché sento il dovere di chiedere scusa - scrive il giovane di Enego - Le mie prime parole sono rivolte a tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto, vicinanza e solidarietà in questi giorni. Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me. A tutti loro chiedo sinceramente perdono, perché ho tradito la loro fiducia. Chiedo scusa anche alla mia famiglia, agli amici, alla comunità del mio paese, alle istituzioni, alle forze dell'ordine e a tutti coloro che, a causa del mio comportamento, sono stati coinvolti in una vicenda che non avrei mai dovuto creare".













