Il cronista vicentino vuole chiarire la sua posizione davanti al pm che lo accusa di aver inventato tutto, dalle minacce all'attentato incendiario a casa sua. L'amarezza del parroco di Caivano e l'invito a «non lasciarsi andare»

Ha chiesto di essere sentito al più presto dagli inquirenti Adriano Cappellari, il giovane cronista vicetino finito nel mirino della Procura di Vicenza per essersi inventato un attentato contro di lui. Al ventenne i vengono contestati i reati di simulazione, incendio, calunnia, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico. Fino a poche settimane fa Cappellari si raccontava come vittima di intimidazioni e minacce da parte della criminalità organizzata. Soprattutto per via della sua amicizia con don Maurizio Patriciello, il parroco simbolo della lotta alla camorra al Parco Verde di Caivano. E proprio il sacerdote ora dice di volerlo perdonare, per quanto lui stesso stenti a credere a quel che ha combinato Cappellari.

L’attentato auto-costruito di Cappellari con le bottiglie incendiarie

L’episodio che sembrava aver segnato il culmine delle minacce contro Cappellari è avvenuto lo scorso maggio davanti alla sua abitazione di Enego, in provincia di Vicenza, quando una persona era stata ripresa mentre dava fuoco all’igresso con bottiglie incendiarie. Quell’attentato si aggiungeva alle minacce già ricevute nei mesi precedenti, finché il giornalista non si è visto assegnare una scorta con due carabinieri al seguito. Peccato però che, secondo la procura, tutto era stato costruito ad arte da Cappellari.