Pochi giorni fa l’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (Irpet) ha presentato il suo ultimo rapporto annuale – intitolato Tenuta, rischi e prospettive di rilancio per l’economia toscana – ricordando che sul fronte delle rinnovabili l’identità del territorio è legata indissolubilmente alla geotermia. I quasi 6 miliardi di KWh prodotti annualmente dalle centrali gestite da Enel green power, oltre a produrre elettricità pari a circa il 30% del fabbisogno elettrico regionale e a rappresentare il 70% delle rinnovabili prodotte in Toscana, forniscono calore utile a riscaldare oltre 13mila utenti, 27 ettari di serre e numerose aziende della filiera agroalimentare e dell’artigianato.
Certo, da sola la geotermia non basta se «la Toscana parte da una base di nuove rinnovabili molto bassa». Dunque dovranno crescere (molto) anche eolico e solare, ma dalla geotermia non si può prescindere. Eppure l’ultima centrale è entrata in funzione dodici anni fa, mentre il nuovo percorso di sviluppo tarda a partire come denunciano oggi a una sola voce le Segreterie regionali di Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, esprimendo «forte preoccupazione per la situazione della geotermia toscana a seguito dell’ultimo confronto con la direzione di Enel green power».








