La Toscana è oggi una delle regioni italiane più in ritardo nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. È una situazione paradossale. Una Regione governata da maggioranze e forze politiche che si definiscono ecologiste presenta una proposta di legge e un Piano regionale di individuazione delle zone di accelerazione (Prizat) che non favoriscono adeguatamente la decarbonizzazione, ma rischiano di ostacolarla ulteriormente.
Il problema non è soltanto la scarsità delle aree individuate. Nei documenti non emerge una pianificazione organica del mix energetico tra fotovoltaico, eolico terrestre, eolico offshore, accumuli, reti intelligenti, comunità energetiche, cold ironing e idrogeno verde. Senza questo mix non può esistere una reale transizione energetica.
Il grande assente: l’eolico di maggiore potenza
La complementarità tra sole e vento è uno dei principi fondamentali della moderna pianificazione energetica. Ignorarla significa aumentare la necessità di accumuli, accrescere i costi complessivi del sistema e rendere molto più difficile il raggiungimento degli obiettivi climatici.
Questa valutazione nasce da quasi quarant’anni di attività professionale e imprenditoriale nel settore: go contribuito alla redazione del Piano energetico regionale della Toscana del 2000, successivamente assunto come Piano energetico guida dalla Conferenza Stato-Regioni; ho fondato e diretto per anni un’azienda toscana leader nazionale nel mini-eolico, l’unica impresa italiana che abbia progettato, prodotto e commercializzato mini-aerogeneratori anche per Enel; ho promosso lo sviluppo e l’installazione di quasi duecento turbine eoliche, in buona parte in Toscana e in Emilia-Romagna, comprese quelle installate nella zona industriale Piaggio di Pontedera; ho inoltre raccolto una banca dati anemologica relativa a oltre 350 siti.







