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Andrea Bonafede

Come Volkswagen e Mercedes-Benz, anche il gruppo bavarese procederà con una riduzione del personale: non basta l’aumento delle vendite in Europa e in Nord America per compensare il problema cinese. Ma la riduzione del personale per salvare gli utili è l’unica strada possibile?

Dopo Volkswagen e Mercedes-Benz, anche Bmw ha deciso di ridurre il proprio personale per far fronte al calo delle vendite che sta colpendo il sistema automotive tedesco. Secondo l’agenzia Deutsche Presse-Agentur, il gruppo bavarese, che nel primo semestre 2026 ha visto una flessione del 4,2% nei veicoli venduti (-20,4% in Cina), dovrebbe tagliare circa 8 mila posti di lavoro in tutto il mondo. E, secondo Bloomberg, starebbe offrendo pacchetti di incentivi all'esodo volontario ai propri dipendenti tedeschi, con un programma che dovrebbe cominciare a ottobre e protrarsi per tutto il 2027. Un portavoce di Bmw avrebbe confermato che l'azienda ha raggiunto un accordo con il consiglio di fabbrica su un programma di ristrutturazione in Germania.

Il contesto tedescoLa mossa Bmw, che circa un mese fa ha visto le proprie azioni ai minimi da cinque anni a causa del taglio delle stime di profitto per il 2026, segue le contromisure prese dagli altri due due colossi tedeschi, che hanno già avviato, o annunciato, programmi di riduzione del personale. Volkswagen nel suo piano di ristrutturazione prevede fino a 100 mila esuberi globali, l’anno scorso Mercedes-Benz ha impostato un piano di efficientamento dei costi che, tra uscite volontarie e revisione di altre voci di spesa, sembra aver portato i primi risultati: nel secondo trimestre 2026, di fronte a un calo del fatturato del 3,3%, sono cresciuti utile (+13%) ed Ebit (+22%) rispetto allo stesso periodo del 2025.