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Autogrill

L'ospitalità del futuro sarà sempre più innovativa, ma senza perdere il valore dell'esperienza umana. È questo il messaggio emerso dal Culinary Council di Avolta, la giornata di confronto ospitata a Milano, nella sede storica di Autogrill, che ha riunito esperti internazionali, accademici e protagonisti del settore per riflettere sull'evoluzione dell'hospitality tra tecnologia, formazione e neuroscienze. "Vogliamo parlare di innovazione ma anche di discontinuità, perché vogliamo portare l'ospitalità al livello successivo", ha spiegato dal palco il ceo di Avolta Xavier Rossinyol. "Siamo nel punto in cui la scienza incontra la creatività e la cultura incontra la tecnologia, creando nuove realtà. L'ospitalità è qualcosa di fondamentale perché influenza il modo in cui le persone viaggiano e vivono la loro esperienza". Una trasformazione che parte dalla formazione delle nuove generazioni di professionisti. "L'hospitality è ancora buon cibo, di qualità, preparato bene, ma l'esperienza dei clienti nei ristoranti sta diventando sempre più importante", ha osservato Joxe Mari Aizega, direttore generale del Basque Culinary Center. "In un mondo digitale, veloce e frammentato, i ristoranti diventeranno luoghi di connessione e socialità. Cerchiamo sempre di più relazioni autentiche, tra le persone e con i luoghi: conta sempre di più come ci sentiamo". Per accompagnare questo cambiamento servono però anche nuove competenze. Una delle sfide principali, secondo Markus Venzin, direttore della EHL Hospitality Business School di Losanna, è la carenza di talenti. "Molti giovani vedono ancora questo settore come un lavoro di transizione, mentre offre concrete opportunità di crescita. In molte aziende, dopo pochi anni, si possono già assumere responsabilità manageriali e guidare team". A contribuire all'evoluzione del settore è anche la ricerca scientifica. "In qualsiasi settore, conoscere la mente del cliente aiuta nel lungo periodo a offrire le esperienze che le persone desiderano davvero", ha spiegato Charles Spence, psicologo sperimentale dell'Università di Oxford. "Spesso le persone non sanno cosa guida le loro percezioni ed è qui che interviene la neuroscienza. La musica, ad esempio, può cambiare il modo in cui percepiamo il sapore delle cose: studiando queste connessioni sensoriali si possono progettare esperienze di degustazione migliori e interpretare meglio anche il feedback dei clienti". Dalla teoria alla pratica con l'esperienza multisensoriale proposta dallo chef Federico Rottigni, fondatore del ristorante Sensorium di Milano, che ha guidato i partecipanti in un percorso di degustazione pensato per mostrare come suoni, profumi e altri stimoli sensoriali possano modificare la percezione del gusto, trasformando il momento del pasto in un'esperienza immersiva.