di Roberto Celante

L’ultima tragicomica dichiarazione governativa sulla condizione ottimale in cui si troverebbe il Paese porta la firma della ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha sostenuto che ai giovani conviene valutare attentamente prima di espatriare, perché l’Italia offre ancora “grandi opportunità” e il nostro sistema del lavoro è “talmente evoluto”, da offrire delle “garanzie che non sono uguali in Europa e conseguentemente nel mondo”. La recente gaffe di Tajani (abbassare al 33% l’aliquota IRPEF già tagliata), depone a favore di Calderone: questi politici non intendono veramente prendersi gioco degli italiani; semplicemente, non sanno di cosa parlano.

Nel 2024 sono emigrati 155.000 italiani, dato quasi raddoppiato rispetto alla media degli espatri degli ultimi 20 anni. La domanda da porsi sarebbe: “perché?”, ma la risposta la conosciamo benissimo. I dati Istat dicono che i precari in Italia sono circa 2,5 milioni e che la disoccupazione cala solo perché aumenta il numero di inattivi, cioè di coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro, che ormai sono circa 800.000 persone all’anno. Chi può giovarsi della stabilità del lavoro, invece, non può automaticamente dire di godere di una condizione di tranquillità economica, perché le retribuzioni medie non sono adeguate al costo della vita, con buona pace dell’art. 36 Cost.