La scienza non ha ancora stabilito con certezza se l’esposizione prolungata alle radiofrequenze generate da dispositivi cellulari può causare danni alla salute dell’uomo, ma non per questo la casa madre è esonerata dall’obbligo di avvertire i consumatori sui possibili rischi. Solo la corretta informazione consente di decidere con consapevolezza se acquistare o meno il prodotto. E se ciò non avviene, si apre la strada del risarcimento danni nei confronti del produttore silente sul punto. Si può riassumere così l’ordinanza con la quale la Terza sezione civile della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell’avvocato barese Fabio Cardanobile, ha annullato con rinvio la sentenza con cui la Corte d’Appello di Bologna aveva respinto l’istanza di una donna emiliana che lamentava la lesione del suo diritto all’autoderminazione nell’uso di un iPhone SE 5S, e che per questo aveva citato in giudizio Apple Distribution International Ltd, rappresentante in Europa di Apple Inc., Cupertino, California.
Il provvedimento della Suprema Corte, oltre ad avere cassato il giudizio di merito (l’appello aveva confermato il primo grado), potrebbe rivoluzionare il rapporto tra le multinazionali della tecnologia e consumatori, spianando la strada a un cambio di rotta: d’ora in poi i colossi dell’elettronica di consumo dovranno informare gli acquirenti dei prodotti sui potenziali rischi per la salute, un po’ come accade per le sigarette. Pena, il risarcimento dei danni.







