Pubblicato il: 29/07/2026 – 12:04

COSENZA La tutela dei laghi silani richiede una visione strategica, capace di mettere in relazione la conservazione degli ecosistemi con una gestione sostenibile del territorio e delle sue risorse. Serve più protagonismo da parte delle istituzioni locali, in primis del Parco nazionale della Sila e dei Comuni rivieraschi, che hanno delegato la gestione della risorsa idrica alle società idroelettriche e alla Regione. Protagonismo delle comunità locali e visione strategica sono tanto più necessari alla luce delle pressioni che insistono su questi bacini, dalla qualità della depurazione agli usi idroelettrici e irrigui, fino alle attività produttive e alla fruizione turistica, che richiedono una forte coerenza tra tutela della natura, legalità e sviluppo sostenibile.

Dieci proposte per i laghi silani

È questo il messaggio con cui Legambiente apre la dodicesima tappa di Goletta dei Laghi, la campagna nazionale dedicata alla tutela degli ecosistemi lacustri. Questa mattina, al Centro Sportivo Lorica, sul lago Arvo (Cosenza), l’associazione presenta il dossier “Laghi Silani 2026”, che raccoglie dieci proposte per la salvaguardia dei laghi della Sila: dalla qualità delle acque alla tutela della biodiversità, dalla gestione delle risorse idriche al turismo sostenibile. Nel corso dell’incontro Legambiente presenta anche i risultati del monitoraggio microbiologico e chimico-fisico delle acque dei laghi Arvo, Cecita, Ampollino, Passante e Ariamacina, sottolineando che le analisi di Goletta dei Laghi rappresentano oggi l’unico monitoraggio sistematico sullo stato di salute dei laghi silani. Nel dossier, l’associazione mette in evidenza che in Calabria mancano dati aggiornati sulla qualità delle acque superficiali e, in particolare, sui laghi della Sila, nonostante ricadano nel Parco nazionale della Sila, nella rete Natura 2000, nell’Area MAB Unesco e costituiscano risorse strategiche sia per l’approvvigionamento idropotabile sia per la produzione di energia idroelettrica. Le informazioni ufficiali più recenti risalgono infatti al Piano di tutela delle acque della Regione Calabria, basato sui monitoraggi del triennio 2005-2007. Dal 2009 il Piano non viene più aggiornato e, a oggi, la Calabria è l’unica Regione dove non risultano disponibili dati recenti né campionamenti sulla qualità delle acque e dei sedimenti effettuati da Arpacal o dalle Aziende sanitarie provinciali.