C’è una piccola città di provincia, in Italia, che è una naturale candidata “Capitale italiana della cultura”: è Mondovì (Cuneo). Lì, tra montagna, collina e pianura con lo sguardo rivolto verso le Langhe e le Alpi, ventimila persone circa hanno colto da anni l’opportunità di vivere in un luogo meraviglioso valorizzando il patrimonio, sia materiale che immateriale e incentivando il turismo con investimenti di ogni genere.
Mondovì rappresenta più di ogni altro luogo la “provincia” italiana dove convivono le tradizioni con l’innovazione e il sapere d’un tempo con l’attenzione rivolta al presente. In passato realtà (non capoluogo) come Alberobello, Gallipoli o Morano Calabro si sono candidate così come Procida è stata capitale nel 2022.
Mondovì ha tutte le carte in regola per fare questo “salto”. Divisa su due livelli, Breo (la parte bassa) e Piazza (la parte alta) raggiungibile con una funicolare che da sola ha una storia da far invidia alla più piccola d’Europa a Zagabria, è già celebre per essere la capitale italiana delle mongolfiere e la “città del tempo” per le sue numerose meridiane. Non mancano capolavori architettonici unici e rari attorno alla piazza medioevale: il Palazzo del Governatore, il Duomo di San Donato e la straordinaria Chiesa della Missione di Andrea Pozzo, dove ammirare l’incredibile illusione ottica che simula una cupola inesistente. Napoleone definì Mondovì “il paese più bello del mondo” per la sua spettacolare vista: basta mettersi sotto la Torre del Belvedere, per godersi uno spettacolo a 360 gradi.









