L’anno scorso alle Canarie, quest’anno alle Baleari. Le isole turistiche principali della Spagna sono diventate il fronte più caldo di una protesta sociale che cresce di stagione in stagione, quella dei residenti contro il modello economico su cui si basa da decenni l’industria turistica del Paese. Domenica, a Palma di Maiorca, decine di migliaia di persone hanno sfilato per le strade del centro storico in una delle manifestazioni anti-turismo più partecipate mai registrate sull’isola. La giornata, iniziata senza incidenti, si è chiusa con cariche della polizia e diversi feriti, riaprendo il dibattito nazionale sulla sostenibilità del modello turistico spagnolo.

Maiorca, come buona parte dell’arcipelago balearico, ha costruito la propria economia moderna quasi interamente sul turismo straniero, in particolare tedesco e britannico. A partire dagli anni Sessanta, la Germania Ovest ha scoperto nell’isola una meta ideale per le vacanze di massa: voli charter economici, hotel a basso costo lungo la costa, un clima mite tutto l’anno. Nel giro di pochi decenni Maiorca è diventata, nell’immaginario collettivo tedesco, quasi una regione tedesca d’oltremare, tanto che viene spesso chiamata, con una battuta diffusa in Germania, il “sedicesimo Land“. Interi quartieri di Palma, come la zona di Playa de Palma, sono cresciuti attorno a questa presenza costante, con ristoranti, giornali e servizi pensati per il pubblico germanofono.