In Giordania cominciano a esserci alcuni segnali di malcontento per la presenza nel paese di basi militari gestite dagli Stati Uniti, che negli ultimi giorni sono diventate obiettivo di bombardamenti iraniani. La settimana scorsa centinaia di attivisti politici, esperti legali e altri hanno firmato una lettera aperta in cui hanno chiesto il ritiro dei soldati statunitensi dalla Giordania: è un segnale di forte dissenso e anche una mossa coraggiosa, perché in Giordania la libertà d’espressione è strettamente limitata e criticare il governo e le sue scelte strategiche potrebbe comportare rischi personali e condanne detentive.
Nella lettera si legge: «Sosteniamo che la loro presenza [dei soldati statunitensi] esponga la Giordania a rischi di sicurezza, politici ed economici e aumenti la possibilità che il nostro paese sia trascinato in un conflitto regionale di cui non è parte in causa».
In Giordania non è possibile organizzare dei sondaggi liberi, per cui non è chiaro quanto il sentimento dei firmatari della lettera sia condiviso tra l’opinione pubblica. L’unico sondaggio che potrebbe dare qualche vaga indicazione è uno fatto in vari paesi arabi da Arab Barometer, secondo cui soltanto il 12 per cento della popolazione giordana approva la politica estera del presidente americano Donald Trump. Non ci sono invece sondaggi sull’operato del governo locale.















