Sempre più spesso da quando sono ricominciati gli attacchi intensi fra Stati Uniti e Iran, i lanci di missili e droni iraniani hanno come obiettivo la Giordania. I due militari statunitensi uccisi lo scorso venerdì erano in una base giordana, quella di Muwaffaq Salti ad Azraq, a est della capitale Amman, mentre domenica l’Iran ha lanciato quattro missili sul paese: tre sono stati intercettati, uno ha colpito una zona disabitata. Sono stati feriti anche cinque soldati nella base aerea King Faisal, e in una più a est sono stati danneggiati vari elicotteri Blackhawk statunitensi.
La Giordania è diventata un obiettivo degli attacchi iraniani molto più di quanto lo sia stata in tutta la prima fase della guerra perché è molto aumentato il suo coinvolgimento nelle operazioni militari statunitensi.
Non ci sono informazioni ufficiali sul dispiegamento dei mezzi e dei soldati statunitensi nella regione, né sulle basi da cui partono gli attacchi con cui da nove notti consecutive gli Stati Uniti colpiscono l’Iran: sono informazioni oggetto di segreto militare. Gli analisti militari però concordano sul fatto che aerei e bombardamenti partono sempre più spesso dalle basi giordane, anche perché i paesi del golfo Persico, a partire dall’Arabia Saudita, sono sempre più restii a concedere le proprie basi agli Stati Uniti per far partire gli attacchi, temendo ritorsioni.














