Le indiscrezioni che trapelano lentamente dalla Giordania sembrano indicare una profonda sottovalutazione americana delle capacità di attacco iraniane. Le notizie sono ancora frammentarie ma offrono il quadro di un attacco catastrofico. Di sicuro due militari statunitensi sono morti e altri sei feriti: un altro viene definito disperso, segno che il corpo è stato dilaniato dall'esplosione o dall'incendio.
I filmati girati nella grande base di Muwaffaq al Salti due giorni fa mostrano lo scoppio devastante degli ordigni su una fila di container usati come alloggi e uffici del personale Usa. I militari infatti non dispongono di rifugi a prova di missile: esistono ripari formati da blocchi di cemento posizionati come una V rovesciata, in grado di fermare schegge, razzi e colpi di mortaio ma inutili contro le bombe che arrivano al suolo a settemila chilometri orari.
Lo stesso problema riguarda i velivoli, che non dispongono di hangar corazzati. Fonti giornalistiche sostengono che un caccia F15E Strike Eagle è stato distrutto e molti altri danneggiati. Si parla di diversi elicotteri Blackhawk, droni Reaper oltre a tre tra F35 e F16 crivellati dai frammenti delle testate iraniane.
Muwaffaq al Salti è una delle basi fondamentali della campagna voluta da Donald Trump contro la Repubblica Islamica. Da metà febbraio si è riempita di dozzine di aerei da combattimento, tra F16, F35 e F15E sistemati in strutture provvisorie. L'altro polo chiave delle operazioni è stato l'aeroporto saudita Prince Sultan ma da aprile le autorità di Riad hanno posto vincoli ai raid mentre la monarchia giordana ha accolto ogni richiesta della Casa Bianca.










